2017_ Unioni Civili e contratti di convivenza: ulteriori novitàby Avv. Ilaria Giovanazzi

Ricapitolando …

Tale riforma è dovuta:

  1. all’evoluzione dell’istituto del matrimonio in molti Paesi Membri dell’Unione Europea
  2. alla sentenza della Corte di Strasburgo del 21 luglio 2015 che condanna l’Italia a risarcire i cittadini  per la violazione dell’art. 8 (il diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo (CEDU), ed in conseguenza del rigetto delle loro istanze da parte della Magistratura italiana;
  3. alle sollecitazioni della Corte Costituzionale indirizzate al nostro Legislatore affinché colmi il vuoto normativo (sentenza n. 138 del 2010);
  4. alle ulteriori sollecitazioni della Corte di Cassazione (sentenza n. 4184 del 2012)

Legge Cirinnà: decreti legislativi di attuazione 

I decreti legislativi di attuazione, proposti dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed approvati durante la seduta del Consiglio dei Ministri n. 8, tenutasi sabato 14 Gennaio 2017, hanno stabilito quanto segue:

  1. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero:

Secondo il decreto attuativo il matrimonio contratto all’estero tra persone dello stesso sesso, produce gli effetti dell’unione civile per i soli cittadini italiani, mentre per gli stranieri continua a valere la legge dello Stato di provenienza.

  1. La documentazione necessaria per contrarre il vincolo:
  1. Viene modificato il testo del capo I della Legge 31 maggio 1995 n. 128, in tema di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato:
  1. Come per il matrimonio, anche l’unione civile può essere celebrata in pericolo di vita, in nave o in aereo
  1. Viene fissata la possibilità di delega delle funzioni di Ufficiale di Stato Civile per celebrare l’unione, così come avviene per il matrimoni, a consiglieri, assessori o privati cittadini che abbiano i requisiti per essere eletti consiglieri comunali
  1. L’opzione facoltativa dell’adozione del cognome del partner non comporta alcuna modifica dei dati anagrafici, quindi non vi è necessità di modifica del codice fiscale o di altri documenti.

Legge Cirinnà: adozione del figlio del partner

Premessa: La legge Cirinnà esclude esplicitamente l’applicazione alle unioni civili della legge sull’adozione e affidamento al comma 20 dell’art 1.

Deve, però, segnalarsi la posizione ed evoluzione interpretativa della legge sulle adozioni e sull’affidamento effettuata dai giudici in questi ultimi anni, che si pone in netto contrasto l’esclusione contenuta nella Legge Cirinnà.

  1. Secondo la Legge 4 maggio 1983 (Adozioni ed affidamenti) sono adottabili i minori che si trovino in due specifiche condizioni :
    1. Art 7: L’adozione è consentita a favore dei minori dichiarati in stato di adottabilità, o meglio in situazione di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio.
    2. Art 44 L’adozione del minore è ammessa e prevista in casi particolari da parte di:
  1. a) persone unite al minore, orfano di padre e di madre, da vincolo di parentela fino al sesto grado o da rapporto stabile e duraturo preesistente alla perdita dei genitori;
  2. b) coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge;
  3. c) quando vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo.

L’adozione, nei casi indicati, è consentita anche in presenza di figli legittimi.

Nelle aule di tribunale si discute da alcuni anni se nelle adozioni in casi particolari indicate all’art. 44 possano rientrare quelle del figlio del partner unito civilmente

Ecco le più significative pronunce sull’argomento:

Fondamento giuridico: la decisione è fondata sull’art. 44 della legge sulle adozioni e gli affidamenti n. 184 del 1983 che ammette che la domanda di adozione possa essere formulata anche da persona singola ed indipendentemente dai suoi orientamenti sessuali. La finalità del Tribunale è quella di consolidare i rapporti tra minore ed i parenti o le persone che già se ne prendono cura.

Legge Cirinnà: convivenze di fatto

Premessa: Legge 20 maggio 2016 n. 76 non regolamenta solo le unioni di persone dello stesso sesso, ma disciplina anche  le convivenze di fatto, che riguardano sia coppie omosessuali che eterosessuali(art. 1, commi dal 36 al 65).

Definizione: La convivenza di fatto è un istituto che riguarda sia coppie omosessuali che eterosessuali composte da persone maggiorenni le quali stipulano un contratto per formalizzare e regolare la loro unione.

I soggetti che possono accedere a questo istrutto devono :

  1. Diritti
    I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario.
    In caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari.
  1. Potere di rappresentanza
    Ciascun convivente di fatto può designare l’altro quale suo rappresentante con poteri pieni o limitati:
    a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute;
    b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie.
    La designazione di cui sopra è effettuata in forma scritta e autografa oppure, in caso di impossibilità di redigerla, alla presenza di un testimone.
  1. Diritti inerenti alla casa
    In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni, comunque non oltre i cinque anni.
    Ove nella stessa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni.
    Il diritto di abitazione viene meno se il convivente superstite cessa di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto.
    Nel caso di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto
  1. Diritti all’assegnazione della casa popolare
    Nel caso in cui l’appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto.
  1. Impresa familiare
    Si prevede che al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.
  2. Interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno
    E’ estesa al convivente di fatto la possibilità di essere nominato tutore o curatore o amministratore di sostegno del convivente.
  3. Risarcimento del danno
    In caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo, il convivente superstite avrà diritto al risarcimento del danno secondo criteri ed in misura identica a quella prevista per il coniuge superstite.
  4. Forma e caratteristiche del contratto di convivenza
    La convivenza di fatto viene regolata mediante un contratto. Col contratto i conviventi possono disciplinare anche i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune.
    Il contratto , le sue modifiche e la sua risoluzione sono redatti in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato che ne attesta la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico.
    Copia dell’accordo sarà trasmesso all’ufficio anagrafe ai fini dell’opponibilità ai terzi con modalità che saranno indicate nelle istruzioni ministeriali  successive.
  5. Contenuto del contratto
    Il  contratto  contiene:
    a)  l’indicazione  della  residenza;
    b)  le  modalità  di  contribuzione  alle  necessità  della  vita  in  comune,  in  relazione alle  sostanze  di  ciascuno  e  alla  capacità  di lavoro  professionale  o  casalingo;
    c)  le parti possono scegliere il  regime  patrimoniale  della  comunione  dei  beni,  di  cui  alla  sezione  III  del capo VI del titolo VI del libro primo del codice  civile, modificabile in qualunque momento in corso della convivenza.
  6. Nullità del contratto di convivenza
    Il contratto di convivenza è affetto da nullità insanabile che può esser fatta valere da chiunque vi abbia interesse:
    – in presenza di un vincolo matrimoniale, di un’unione civile o di altro contratto di convivenza;
    – in mancanza di uno dei requisiti di cui al comma 36 (esempio: presenza di rapporti di parentela, affinità, adozione o assenza di un legame affettivo stabile di coppia e di reciproca assistenza morale o materiale);
    – minore età di uno dei conviventi;
    – interdizione di una delle parti;
    – condanna  di una delle parti  per omicidio consumato o tentato del coniuge dell’altra parte
  1. Risoluzione del contratto di  convivenza
    Il contratto di convivenza si risolve per:
    a) accordo delle parti;
    b) recesso unilaterale;
    c) matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona;
    d) morte di uno dei contraenti.
    La risoluzione per accordo delle parti o per recesso unilaterale deve essere effettuata nelle forme dell’ atto pubblico o con firma autenticata da notaio o avvocato
  1. Il diritto agli alimenti delle coppie di fatto
    In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno o non sia in grado di attendere al proprio mantenimento. In tali casi, gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza e nella misura determinata ai sensi dell’art. 438 secondo comma del c.c.” (in proporzione dei bisogni di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Non devono tuttavia superare quanto sia necessario per la vita dell’alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale).
    Il giudice può obbligare l’ex convivente a corrispondere gli alimenti solo nel caso in cui tutte le altre categorie previste dall’art. 433 cc. non siano in grado di farlo.
    In base all’articolo citato i conviventi si situano al penultimo posto dell’elenco degli obbligati, prima dei fratelli.

 

© Studio Legale Giovanazzi 2016 - P.I. 01723500227

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