2017_Separazioni e bi-genitorialitàby Avv. Ilaria Giovanazzi

L’Unione Europea, in recepimento dei principi della Convenzione Internazionale di New York del 20 novembre 1989, ratificata in Italia con la legge n. 176 del 1991, ha emanato la “Convenzione Europea dei Diritti del Fanciullo”, anch’essa assorbita dalla nostra legislazione nel 2003.
La Convenzione introduce il principio di bi-genitorialità, intendendo il diritto del fanciullo di continuare a coltivare il rapporto con entrambi i genitori allo stesso modo, anche dopo la loro separazione/il divorzio. Tale principio appare innovativo rispetto alla prassi giurisprudenziale italiana che nei conflitti familiari applicava quasi esclusivamente il criterio dell’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori e, prevalentemente, alla madre alla quale veniva riconosciuto un assegno di mantenimento erogato dal padre con il quale provvedere alle esigenze dei figli. In questo modo non si poneva attenzione alla creazione di regole necessarie per garantire il futuro sviluppo del rapporto dei figli con entrambi i genitori allo stesso modo.
Il principio di bi-genitorialità introdotto nel nostro ordinamento ha determinato una nuova ma ben consolidata tendenza giurisprudenziale: l’adozione del regime di affidamento congiunto dei figli minori quale regola generale e l’applicazione dell’affido esclusivo solo in casi eccezionali.
Permane la possibilità che i figli vengano collocati in modo prevalente presso l’abitazione di uno dei due genitori, ma questo non deve mai rappresentare una limitazione né in termini di quantità né di qualità del tempo che entrambi i genitori hanno a disposizione per coltivare il rapporto con i figli.
Ma quali sono i casi in cui giudice deve preferire l’affidamento esclusivo?
1. Quando accerti una situazione di fatto, grave ed insuperabile, che sconsigli l’affidamento condiviso. Ad es. condizioni di manifesta carenza o inidoneità educativa di un genitore o comunque una condizione da rendere l’affidamento condiviso dannoso per il figlio, una anomala condizione di vita del genitore, un insanabile contrasto con il figlio o l’obbiettiva lontananza morale e materiale dal figlio.
2. Quando si verifichino le condizioni che conducono alla decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art 330 cc
3. Quado accerti una o più condotte del genitore pregiudizievoli per i figli ex art 333 cc
Da ultimo non ci si può esimere dal sollecitare l’approfondimento e l’utilizzazione dei nuovi strumenti di risoluzione delle controversie ora a disposizione delle famiglie e delle coppie in crisi, come la mediazione familiare e la negoziazione familiare per risolvere i conflitti tra genitori e/o per definire in accordo le condizioni della separazione/del divorzio. Tali metodi risultano maggiormente adeguati alla gestione delle esigenze di genitori e figli rispetto al contenzioso giudiziario che di norma propone e applica soluzioni standardizzate.

© Studio Legale Giovanazzi 2016 - P.I. 01723500227

top