2016_La tutela provvisoria: teorie e operativita’by Avv. Ilaria Giovanazzi

“Tueor”, espressione latina che significa osservare, proteggere, rappresenta un principio centrale del nostro ordinamento e si riferisce all’attenzione del genitore verso il figlio.

Di recente questo cardine costituzionale è stato rivoluzionato dal Decreto Legislativo n. 154 del 28 Dicembre 2013, art. 56 (1). Con questo provvedimento il concetto giuridico di “patria potestà” è stato superato ed aggiornato dall’introduzione del diverso termine “responsabilità genitoriale”: il genitore non esercita più un potere-dovere sul figlio ma ha il dovere di garantire al minore cura e protezione.

In quest’ottica, anche la tutela non è più solamente una forma di rappresentanza o uno strumento surrogatorio della potestà, ma viene concepita principalmente come veicolo per la realizzazione del minore, quale soggetto di diritto.

Il nostro ordinamento, attraverso la tutela, vuole garantire e proteggere il minore quando i suoi diritti siano messi in pericolo da situazioni di fatto, quali (art. 343 c.c. e art. 30 Cost. 2):

  1. morte di entrambi i genitori;
  2. morte presunta, scomparsa e assenza dei genitori;
  3. altre cause di impedimento dell’esercizio del dovere di responsabilità genitoriale come la decadenza o la sospensione legate a incapacità del genitore anche temporanea;
  4. quando entrambi i genitori siano ignoti;
  5. impedimento dell’esercizio della responsabilità genitoriale (l’art. 317 3 c.c. indica come causa anche la lontananza e in questo ambito vedasi l’attuale problematica sociale legata all’immigrazione);

Da tali premesse scaturisce la necessità dell’ordinamento di proteggere il minore attraverso varie figure che differiscono a seconda delle necessità e situazioni specifiche ma che hanno come unico scopo il sostegno del minore nel suo sviluppo e la tutela dei suoi interessi.

Prima di descrivere la procedura di nomina del tutore ed i suoi compiti, va sottolineata la specificità dell’istituto della tutela provvisoria. Dal punto di vista pratico, alle due figure (tutore e tutore provvisorio) sono ricondotti gli stessi adempimenti nei confronti del minore ma dal punto di vista procedurale il tutore provvisorio è nominato con decreto dal Giudice Tutelare per provvedere ad una particolare necessità, la cura del minore durante lo svolgimento di procedure giudiziali che lo coinvolgono e/o coinvolgono i genitori.

La nomina del tutore prende impulso da un ricorso al Giudice Tutelare del luogo in cui dimora il minore, formulato da familiari o persone che siano al corrente dello stato di necessità del minore, tra i quali, ad esempio, l’Ufficiale di Stato civile (quando attesta la morte di entrambi i genitori e accerta che il minore è orfano) oppure il Tribunale per i Minorenni presso il quale è in corso un procedimento, il Pubblico Ministero o anche coloro che conoscono le difficoltà personali dei genitori di prendersi cura dei figli, difficilmente rilevabili dagli Enti o organi pubblici.

Dopo il deposito del ricorso presso la Cancelleria del Tribunale, il Giudice Tutelare, con decreto (Modello di decreto), nomina un tutore provvisorio (art 419 c.c. 4), che assisterà il minore durante lo svolgimento del processo.

La tutela provvisoria, quindi, ha finalità di aiuto temporaneo alla persone in difficoltà: l’attività può essere gratuita o retribuita, a seconda dei casi, ed ha un profondo valore sociale.

L’importanza riconosciuta dall’ordinamento al tutore è sottolineata dal giuramento (Modello Giuramento) col quale, durante la procedura di affidamento dell’incarico, la persona designata alla tutela si impegna ad adempiere con fedeltà e diligenza al suo ufficio (art. 349 c.c. 5).

Esplicate queste formalità, il tutore si occupa:

Il Giudice Tutelare controlla l’operato del tutore con la collaborazione di persone specializzate (Servizi Sociali) e attraverso la verifica dei rendiconti annuali che il tutore è tenuto a consegnare al Tribunale.

Vediamo ora chi può essere designato tutore provvisorio:

In considerazione dei fatti di recente cronaca, relativi all’ondata di immigrazione che coinvolge l’Europa, va sottolineato come la tutela provvisoria riguardi anche i casi di responsabilità genitoriale non esercitabile a causa della lontananza. In questi casi (ma anche nel caso in cui il pericolo per il minore derivi dalla condotta dei familiari) l’attribuzione della tutela a persone indicate dai genitori o ad altri parenti non è fattibile: diviene essenziale il ruolo degli Enti pubblici o dei volontari che in modo generoso, si mettono a disposizione dando aiuto concreto ai minori immigrati che rappresentano le nostre future generazioni.

Nel caso di affidamento del minore agli Enti Pubblici, il Giudice Tutelare, deferisce la tutela al Sindaco del Comune in cui il minore è domiciliato; egli, a sua volta, può delegare un collaboratore, eventualmente anche un operatore amministrativo, a esercitare le funzioni della tutela provvisoria.

Dopo la nomina, il tutore provvisorio, deve redigere un inventario dei beni del minore entro un termine di dieci giorni: constatata l’esistenza e la consistenza dei beni, oltre alle specifiche caratteristiche dell’intervento tutorio, viene stabilita la gratuità o meno dell’ufficio tutorio.

Il ruolo primario del tutore è di rappresentare il tutelato nel compimento di tutti gli atti civili: in particolare può operare per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione (iscrizione a scuola, prenotazione e gestione di visite mediche di routine, nomina di difensore di fiducia del minore, formulazione di richiesta di gratuito patrocinio e/o di altre richieste alla P.A., autorizzazione/iscrizione a corsi, attività extrascolastiche, gare sportive, partecipazione a riunioni di coordinamento e verifica dei servizi ed operatori che si occupano in concreto della cura del minore, verifica e sottoscrizione della documentazione necessaria al trasferimento del minore in strutture protette, di accoglienza, in case – famiglia, etc.) senza dover richiedere la preventiva autorizzazione del Giudice Tutelare o del Tribunale. Per queste attività è possibile che il Giudice stabilisca una sorta di “budget” mensile, amministrato dal tutore per provvedere alle spese di ordinaria amministrazione.

Il tutore non può, invece, senza l’autorizzazione del Giudice Tutelare, ai sensi dell’art. 374 c.c.(6):

  1. acquistare beni, eccettuati i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio (art. 357 c.c. 7);
  2. riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio;
  3. accettare eredità o rinunciarvi, accettare donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni;
  4. fare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio (art. 1572 c.c. 8) o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;
  5. promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera o di danno temuto, di azioni possessorie o di sfratto e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi.

Considerate le mansioni del tutore, va sottolineata la differenza tra il suo ruolo e la figura dell’affidatario che, invece, si preoccupa delle sue esigenze pratiche e quotidiane. Per queste ragioni, il tutore non è tenuto alla convivenza e al mantenimento del minore, bensì, ha un ruolo di coordinamento e responsabilità   sull’operato dell’affidatario.

La tutela provvisoria si sostanzia, nella maggior parte dei casi, in un’opera di controllo e coordinamento dei soggetti che a vario titolo si occupano del minore, da svolgersi per un tempo determinato e finalizzata all’attesa della nomina del tutore definitivo o alla reintegra del genitore/familiare sospeso.

Resta fermo il valore di questa figura e la sua rilevante utilità in ambito sociale a presidio e tutela dei principi fondanti la nostra società.

 

 

Riferimenti normativi:

“Modifiche all’articolo 343 del codice civile”

  1. Al primo comma dell’articolo 343 del codice civile le parole: “potestà dei genitori” sono sostituite dalle seguenti: “responsabilità genitoriale”.

Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potestà dei genitori, si apre la tutela presso la pretura del mandamento dove è la sede principale degli affari e interessi del minore (att. 129). Se il tutore è domiciliato o trasferisce il domicilio in altro mandamento, la tutela può essere ivi trasferita con decreto del tribunale.

   art. 30 Cost.

È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Ei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i ulimiti per la ricerca della paternità.

Nel caso di lontananza, di incapacità o di altro impedimento che renda impossibile ad uno dei genitori l’esercizio della responsabilità genitoriale, questa è esercitata in modo esclusivo dall’altro.

La responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio; il suo esercizio, in tali casi, è regolato dal capo II del presente titolo.

Non si può pronunziare l’interdizione o l’inabilitazione senza che si sia proceduto all’esame dell’interdicendo o dell’inabilitando (Cod. Proc. Civ. 713 e seguenti).

Il giudice può in questo esame farsi assistere da un consulente tecnico. Può anche d’ufficio disporre i mezzi istruttori utili ai fini del giudizio, interrogare i parenti prossimi dell’interdicendo o inabilitando e assumere le necessarie informazioni.

Dopo l’esame, qualora sia ritenuto opportuno, può essere nominato un tutore provvisorio all’interdicendo o un curatore provvisorio all’inabilitando (Cod. Proc. Civ. 714 e seguenti)

Il tutore, prima di assumere l’ufficio, presta davanti al giudice tutelare giuramento di esercitarlo con fedeltà e diligenza.

Il tutore non può senza l’autorizzazione del giudice tutelare:

  1. l) acquistare beni, eccettuati i mobili necessari per l’uso del minore, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio (357);

2) riscuotere capitali, consentire alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, assumere obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio;

3) accettare eredità o rinunciarvi, accettare donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni;

4) fare contratti di locazione d’immobili oltre il novennio (1572) o che in ogni caso si prolunghino oltre un anno dopo il raggiungimento della maggiore età;

5) promuovere giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera o di danno temuto (1171 s.), di azioni possessorie o di sfratto e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi.

Il tutore ha la cura della persona del minore (371), lo rappresenta in tutti gli atti civili e ne amministra i beni (362 e seguenti)

© Studio Legale Giovanazzi 2016 - P.I. 01723500227

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